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Critica 2016-07-14T14:58:20+00:00

Analogie dei principi vitali e antinomie dell’esistenza

L’artista Antonietta Moschi fonda tutta la sua scultura sullo spazio ghermito e aggredito quasi dalla sua forza ispiratrice, sulla forma aggettante in esso, sul contrasto tra l’interiorità tecnico-espressiva e l’esteriorità di intensa, sconvolta rilevanza massiva dei vuoti e dei pieni, dinamicizzata, da opposte sensazioni che ne vengono esaltati. Detto ciò, vediamo come in “Albero (e) Donna” lei appalesi, manifesti l’allegorico tentativo di quest’ultima di riportare, con il suo riscoperto amore generativo (ma senza alcuna tendenza moralistica) verso un percorso di miglioramento, sfruttando l’impiego simbolico dell’immagine dell’albero, appunto della vita (come quello piantato da Dio nel paradiso terrestre) come nutritore, come principio vitale-genealogico di nuova nascita o di nascita riperpetuata, dallo stato di deprecabile condizione umiliata ed offesa dell’uomo di oggi. E quindi, ecco come in “Maternità” si esplichi da quei due principi sopradetti idealmente messi insieme la forza generatrice di vita nella pervicace discordanza del non essere e nell’essere nato dal nulla, nello slancio generoso diciamo arboreo-carnale di sé, del proprio corpo analogico di donna-albero seminato dall’amore in un atteggiamento di intensa partecipata tensione non comune, di sofferta gestazione epifanica. Ma non v’è chi non veda nella terza opera (un disegno agile e snello, movimentato) di Moschi da noi esaminata “Donna in riva al mare!” come la vita che la donna-albero ha dato alla sua creatura umana (e vegetale) nata dal suo “ventre” subisca una sorta di divisione, idi antinomia del vivere. Ed è proprio quando ciò si connota e si configura nel distacco, nel contrasto sentimentale affettivo tra la Madre che ha fretta di andare, di volgere il suo sguardo e i suoi passi altrove e la Bimba che lei energicamente “strattona” nell’opposta direzione in quanto istintivamente attratta verso una conchiglia. Oppure quando tra l’albero-donna nella sua piena vitalità esistenziale si registra l’ indifferenza che l’uomo dimostra verso di esso al punto da fargli conoscere violenza, devastazione o morte o violenta combustione.

Mario Micozzi

“…In questa ricerca plastica si riconoscono le radici della cultura espressiva  europea di inizio novecento. Il colore della terracotta sottolinea i passaggi di luce e ombra in un modellato dinamico e assai sapiente nelle incavature”…

Paolo Levi

“…La sua capacità è di individuare la struttura primaria di ogni forma, sia essa umana o vegetale, con un modellato che poco indugia sui singoli dettagli e che privilegia invece gli aspetti plastico-volumetrici della figura”…

Daniela Pronestì